#57 Due o tre cose che so di lei (4)
Come e chi imitare
Bentrovati. Io sono Marcello Conti e questo è Caffè Letterato la newsletter su giornalismo culturale e dintorni.
È arrivato settembre e noi siamo giunti all’ultima parte di questa piccola serie estiva dedicata alla scrittura. Almeno per ora, dato che non escludo di riprenderla più avanti. Ma intanto, a partire dal prossimo numero si torna al format solito.
A proposito, la prossima settimana l'uscita salta. Per buona parte di questa settimana (tutto il weekend compreso) sarò a Tracce Di Luce, festival che si tiene a Castelnuovo al Volturno in provincia di Isernia dove registreremo alcune puntate speciali di Linea C. Io ve lo segnalo, che non si sa mai.
Due o tre cose che so di lei
#4 Imitare
Oggi volevo tornare ad uno dei consigli più basilari e ovvi: per scrivere bene bisogna anzitutto leggere bene. Che significa leggere molto, leggere cose valide, e anche leggere nel modo giusto, cioè con una consapevolezza "da scrittore".
Che la propria scrittura si formi dalla scrittura altrui è cosa abbastanza evidente. Crearsi una propria voce, passa necessariamente anche per l'imitazione di quelle degli altri. E appunto perché l'imitazione è inevitabile diventa importante svilupparne la consapevolezza. Certamente veniamo influenzati da molte delle cose che leggiamo (a volte perfino da quelle che non ci piacciono) senza neanche accorgercene. Iniziare a leggere da scrittore significa cominciare a discernere meglio le influenze: guardare a quello che leggiamo anche in funzione di cosa e come possiamo imitare; pensare al testo che abbiamo davanti nei termini di "come è stato scritto" e quindi anche di "come potrei farlo anche io"; vedere negli autori che apprezziamo serbatoi dai quali attingere.
In questo senso, però, mi viene da dire, che già solo cominciare a scrivere aiuta a sviluppare questo tipo di sguardo sulla scrittura altrui. Più aumenta la nostra dimestichezza con lo scrittura e probabilmente la nostra capacità di lettura si farà più raffinata, più capace di catturare nei testi degli altri i "trucchi" che possiamo fare nostri. Si potrebbe dire che si instaura un circolo virtuoso che vale la pena di alimentare: la lettura ci rende scrittori migliori, contemporaneamente scrivere ci rende lettori migliori.
Ma, una volta appurato che imitare è utile e necessario, la domanda che sorge è "da chi è meglio imitare?" Da quelli bravi, anzi dai migliori possibilmente. Questa risposta può apparire scontata ma forse non lo è del tutto. Si potrebbe obbiettare che quelli più bravi sono anche quelli più difficili da imitare; qualcuno potrebbe credere che, almeno agli inizi, scegliere modelli più modesti, e quindi più raggiungibili, sia più saggio e conveniente. Personalmente non sono d'accordo. Cercare di imitare un grande scrittore non significa pretendere di essere al suo livello, significa solo essere disposti ad ascoltare una lezione che certamente sarà più ricca e stimolante di quella che può dare uno scrittore mediocre.
Ma poi, anche stabilito che i nostri modelli devono essere autori validi, quali scrittori di preciso scegliere come fonti privilegiate da imitare? Qui la risposta è ancora più semplice: dobbiamo affidarci al nostro gusto, che peraltro in tutte in tutti i dilemmi su come scrivere (non solo per quanto riguarda chi imitare) resta l'arbitro finale. Imiteremo gli scrittori che ci piacciono; quelli in cui sentiamo scattare una sintonia con noi; quelli in cui ci riconosciamo o ci piacerebbe riconoscerci, che ci fanno dire spontaneamente "così vorrei scrivere io".
Ci tengo molto a sottolineare il concetto del gusto personale come criterio principale su cui fondare le scelte che danno forma alla propria scrittura. Scrivere sempre e comunque quello che ti piace, quello che effettivamente ti piacerebbe leggere, dovrebbe essere il primo comandamento.
Questo per dire che sono contrario a tutti i ragionamenti per cui bisognerebbe conformarsi a ciò che ha già dimostrato di "funzionare", a quello che ha successo e si suppone che piaccia agli altri. Trovo che sia un modo di pensare fondamentalmente cinico e in un certo senso "disumano", cioè algoritmico. Non per nulla è particolarmente diffuso in un'epoca in cui buona parte dei contenuti che consumiamo ci arrivano mediati dai social o da altre piattaforme digitali che si basano su algoritmi. È appunto la logica della "creatività" da social network, in cui rincorrere la visibilità significa adeguarsi a ciò che viene premiato dall'algoritmo e l’imperativo è quello di stare sempre agganciati al trend del momento.
Tra le tante attività che fino a poco tempo fa erano esclusivamente umane e che oggi abbiamo paura che l'intelligenza artificiale possa "rubarci" c'è anche la scrittura. Non saprei dire onestamente quanto questa paura sia fondata. Ma sono abbastanza certo che la prima cosa da fare per evitare che l'IA ci rimpiazzi è evitare di pensare come macchine.
Rassegna🗞️
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Cose mie
È uscito giusto ieri un mio nuovo articolo per Snaporaz: Rifiutare l’universo.
Si tratta di una lettura di uno dei libri più interessanti che mi è capitato di leggere ultimamente, L’impero della neomemoria di Heriberto Yépez, pubblicato recentemente da Timeo.
È un libro difficile da riassumere, ma nel pezzo ci ho provato lo stesso. Basti sapere che parte come la biografia di un poeta americano, Charles Olson e arriva alla negazione dell’universo e lo fa passando per i Maya, Edipo, il kitsch e tanti neologismi come “pantopia” o “cibermnemica”.
Buona lettura, se vi va
E per oggi è tutto.
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Ci vediamo tra due settimane


