#55 Due o tre cose che so di lei (2)
L'importanza di improvvisare
Bentrovati. Io sono Marcello Conti e questo è Caffè Letterato la newsletter su giornalismo culturale e dintorni.
Continua l'estate (anche se nel frattempo abbiamo superato Ferragosto: si vede la fine ormai) e continua la penuria di articoli da segnalarvi. Pertanto continua anche Due o tre cose che so di lei, la nostra serie estiva dedicata alla scrittura.
Il tema di oggi è l’improvvisazione. Quali vantaggi può dare, nella scrittura, non programmare troppo, magari facendo a meno di scalette? Come sempre sono curioso di sapere cosa ne pensante anche voi. Nel frattempo, buona lettura
Due o tre cose che so di lei
#2 Improvvisare
Nello scorso articolo, quello con cui abbiamo inaugurato questa piccola serie di appunti sulla scrittura, (se te lo sei perso, puoi recuperarlo qui) abbiamo parlato dell'importanza, almeno per chi muove i primi passi, di crearsi un proprio format, cioè di ricorrere a una certa misura di replicabilità e automatismi, come "trucco" che permette di scrivere di più (il che sul lungo periodo aiuta anche a scrivere meglio)
Tuttavia, non vorrei per questo far credere che io coltivi o voglia suggerire un'idea di scrittura particolarmente inquadrata o inquadrabile in schemi precisi e ripetibili. In realtà credo esattamente il contrario: per me la scrittura è tanto più valida quanto più è in grado di conservare un ampio margine di imprevedibilità, non solo per chi legge, ma anche per chi scrive. In altre parole per scrivere in maniera interessante è fondamentale la capacità di improvvisare.
Ma che significa esattamente improvvisare nella scrittura? Può voler dire non sapere dove si arriverà nel momento in cui si inizia a scrivere. Oppure (cosa secondo me più comune) sapere dove si arriverà, ma non sapere come. Insomma, lasciare che la scrittura vada trovando da sé la propria strada invece che seguire un sentiero tracciato a priori.
Tradurre questa cosa in un consiglio concreto è molto semplice. Nelle raccolte di suggerimenti su "come si scrive un buon articolo" che circolano online e non solo, uno dei consigli che appaiono più di frequente è quello di buttare giù una scaletta prima di iniziare a scrivere: ebbene, io consiglio il contrario: meglio non avere scalette, bensì iniziare a scrivere e basta.
La maggior parte delle volte in cui si mette a scrivere un articolo si hanno più o meno in mente le cose fondamentali che si vogliono dire. Scrivere improvvisando significa creare strada facendo il modo con cui si arriverà a dire quelle cose. Al contrario fare la scaletta vuol dire fare un lavoro preliminare per programmare ogni passaggio.
Ora, è chiaro che fare la scaletta facilita notevolmente il lavoro: lo rende molto più lineare, perché a quel punto la stesura diventa semplicemente "seguire un piano". E quindi posso concordare che, soprattutto per chi è alle prime armi, può rappresentare un aiuto prezioso, specialmente per coloro che senza una scaletta, finiscono facilmente per rimanere bloccati (chiaramente qualunque alternativa è preferibile alla paralisi).
Nondimeno, insisto comunque a consigliare di provare almeno ogni tanto a fare a meno della scaletta. Rende la scrittura di un articolo più faticosa certo, ma penso sia una fatica che, il più delle volte, viene ripagata da un risultato migliore. Penso, infatti, che sia proprio la tensione che si innesca tra l'esigenza di dire qualcosa e la necessità di trovare un modo per arrivare a dirla a liberare le energie creative migliori.
Il problema della scaletta è che dispensa dallo sforzo di esplorare davvero le possibilità che la scrittura offre. Poiché la scaletta è una cosa che si fa "a freddo", finisce sempre per strutturare l'articolo nella sua forma più ragionevole e prevedibile. Ma il più delle volte ciò che rende un pezzo davvero degno di nota sono gli scatti imprevedibili, le intuizioni improvvise, le epifanie inattese: il genere di cose che non vengono in mente a priori mentre si sta progettando, bensì quando si è immersi nella scrittura e bisogna risolvere il problema del "e adesso come vado avanti?".
Aggiungo una cosa: scrivere in questo modo, partire sapendo poco di quello che si scriverà, è sì più faticoso ma, quando riesce bene, anche più soddisfacente per chi scrive. Esistono dei momenti di autentica felicità della scrittura che dipendono molto dalla capacità di improvvisare e che sono più rari o più deboli quando ci si limita a portare a termine quanto progettato in precedenza. Sarebbe un discorso che ci porterebbe forse troppo lontano, ma credo che il piacere intellettuale dato da una attività creativa come la scrittura sia strettamente legato al concetto dell'inatteso, o, per usare un termine più preciso, di emergenza (nel senso di "qualcosa che emerge, che è emergente"), cioè alla possibilità del manifestarsi di qualcosa che non era scontato né prevedibile che si manifestasse.
Rassegna🗞️
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E per oggi è tutto.
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